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SEZIONE PROVINCIALE DI PISA

Successo dell'Iniziativa della CCT pisana sulla gestione della selvaggina stanziale

Nel teatro Comunale di Capannoli pieno in ogni suo ordine e grado, almeno centocinquanta cacciatori hanno preso parte all'iniziativa della CCT pisana per fare il punto sullo status della piccola selvaggina stanziale nella provincia della torre pendente; ne è scaturita un a discussione di grande interesse, incrociando temi tecnico - scientifici a questioni di prospettiva politica del mondo venatorio.

Alla presenza del Sindaco di Capannoli - Arianna Cecchini - dei Consiglieri Regionali Andrea Pieroni e Alessandra Nardini, il Segretario Regionale della CCT, Marco Romagnoli, ha moderato il dibattito con i contributi del Presidente provinciale della Federcaccia di Pisa - Marco Salvadori - e del referente pisano dell'Associazione Regionale Cacciatori Toscani (ARCT), Fabio Lupi.

Il compito di effettuare le conclusioni è stato affidato al Segretario provinciale della CCT, Paolo Graziani.

Dopo il saluto non formale del Primo Cittadino che ha sottolineato la bontà dello sforzo unitario compiuto dalla CCT, Marco Salvadori ha introdotto il dibattito illustrando il quadro - complesso e variegato - della gestione faunistica nella provincia pisana che soffre, inevitabilmente, delle difficoltà e delle incertezze che caratterizzano l'odierna realtà regionale: la fine della concertazione tra Regione e rappresentanze dell'associazionismo venatorio, la crisi e l'impotenza degli ATC ridotti sostanzialmente in uffici regionali periferici, la riduzione progressiva delle risorse, un quadro normativo e regolamentare incerto e lacunoso, il flop della legge obiettivo sugli ungulati che ha teso ad additare i cacciatori come i responsabili del fenomeno del sovrannumero di questa specie anziché nello strumento per risolverne le problematiche e - infine - la crisi della piccola selvaggina stanziale e l'impoverimento di una forma di caccia tradizionale del nostro territorio che ci consegnano uno scenario quanto mai difficile e dai tratti emergenziali.

Non per questo - ha continuato il Presidente Salvadori - la CCT ha intenzione di tirare i remi in barca; semmai l'esatto opposto.

Occorre giungere in tempi brevi e in modo concreto a riformulare la "governance" della gestione faunistica che - conservando la caccia sociale e popolare - individui nei veri protagonisti della gestione, ovvero i cacciatori e gli agricoltori, i concessionari dell'intero processo organizzativo del sistema faunistico ambientale.

Solo così sarà possibile colmare i ritardi, sbloccare i pastrocchi e risolvere le inefficienze di un assetto che risente della macchinosità tipica delle procedure dell'Amministrazione pubblica.

Di pubblico deve rimanere la proprietà della selvaggina, il controllo dell'Ente sulla correttezza di procedure affidate a terzi; altrimenti a soffrirne sarà proprio la salubrità dell'ambiente e la biodiversità della fauna.

È in questo quadro che Fabio Lupi - referente provinciale dell'ARCT - ha soffermato il proprio intervento sulla necessità inderogabile dell'unità del mondo venatorio.

Crisi della gestione, diminuzione e invecchiamento dei cacciatori, interlocuzione con le Istituzioni ridotta ai minimi termini, il disinteresse della politica per la nostra categoria; il tutto mentre va allargandosi la cultura animalista, alla quale le forze politiche guardano con crescente attenzione come un nuovo bacino elettorale da conquistare.

Cosa dovrebbe fare - allora - il gruppo dirigente del mondo venatorio per rilanciare autorevolmente la nostra cultura in un contesto così ostile, se non puntare con decisione all'unità politica ed organizzativa dei cacciatori?

Certo, non l'unità fine a sé stessa, quella del "primum vivere", bensì quella colta, responsabile, anti corporativa e che guarda all'interesse generale del Paese.

È proprio in questo solco che la CCT ha lavorato nonostante i boicottaggi, le avversità e gli ostacoli sempre più impervi che ci sono stati frapposti da parte dell'associazionismo venatorio nazionale che - incredibilmente - anziché essere alla testa di un profondo processo di riforma ne è stato l'elemento frenante più conservatore e negativo.

Malgrado tutto c'è una novità di rilievo storico che sta per compiersi: con la stagione venatoria 2018/2019 i cacciatori toscani potranno mettersi in tasca un'unica tessera associativa: quella della Confederazione dei Cacciatori toscani.

Il simbolo della CCT - il colpo d'ala della caccia - sarà impresso sul frontespizio di tutti i cacciatori di Fidc, Anuu e Arct e di tutti coloro che, non avendolo fatto prima, volessero dare forza ed entusiasmo al più grande ed importante processo unitario del Paese.

Molto più di una tessera, ma un vero proprio progetto per il futuro!

Un applauso convinto, spontaneo e sincero ha salutato il raggiungimento di un risultato mai visto prima nella pluridecennale storia dell'associazionismo venatorio toscano e nazionale.

Gli interventi tecnici hanno evidenziato - e non poteva essere altrimenti - le ombre e le difficoltà della selvaggina stanziale. Il Dott. Vecchio e il Dott. Scarselli, hanno illustrato la situazione attuale e passata delle ZRC della Provincia di Pisa relativamente alle due specie principali di selvaggina stanziale, lepre e fagiano.

I tecnici hanno analizzato gli andamenti delle densità rilevate nel corso dell'ultimo ventennio, collegando il tutto all'andamento delle catture di questi selvatici all'interno degli istituti dal 1990 ad oggi.

Nella presentazione è stato posto l'accento sulle criticità di gestione di questi istituti evidenziando come le catture degli ultimi 15 anni abbiano influenzato, insieme ad altri fattori, il declino delle specie.

Oltre alle catture, è stato evidenziato, la crisi del volontariato, il crescente interesse verso altri tipi di caccia e l'impatto negativo di predazione e bracconaggio come fattori fondamentali su cui intervenire per poter riparlare di adeguata gestione

Con la formazione, la conoscenza, l'organizzazione, le riforme necessarie e non ultimo con l'unità del mondo venatorio sarà però possibile invertire la rotta.

È una crisi che potrebbe non essere irreversibile a condizione che gli investimenti vengano riversati nelle strutture pubbliche e se venissero introdotte novità nel prelievo e nell'organizzazione sociale di questa tipologia di caccia, questo è ancora possibile, bisogna crederci.

Il dott. Mazzoni della Stella, nel suo atteso intervento, ha motivato il declino della piccola selvaggina, così come del resto l’incremento degli ungulati, affermando che questo trova spiegazione nel recente progressivo sviluppo dei terreni a riposo, incolti, o addirittura abbandonati. Così, mentre un granivoro come il fagiano è drammaticamente penalizzato, un erbivoro come il capriolo risulta, al contrario, fortemente favorito. La lepre, pur essendo anch’essa un erbivoro, è avvantaggiata in misura minore, in quanto più favorita dall’alternarsi di colture cerealicole e prative e meno da ambienti ecologicamente monotoni come questa sorta di nuova prateria. Il cinghiale, infine, si giova dei terreni inselvatichiti come siti di rifugio per vivere ormai stabilmente nelle aree coltivate, con tutto quello che ne deriva in termini di danni alle produzioni agricole. Come uscire da questa situazione? Un organizzazione capace di cambiare radicalmente un modello gestionale della piccola selvaggina nato alla fine degli anni ’30 e basato sul ripopolamento dei territori di caccia, oggi diversamente da allora, ormai privi di qualsivoglia gestione ambientale e di qualsiasi minima attività di contenimento dei predatori. Bisogna lavorare per una strategia basata sull’irradiamento prodotto da un mosaico di zone di ripopolamento e cattura e zone di rispetto venatorio in grado, tramite una sinergica azione di miglioramento ambientale ed efficace controllo dei predatori, di sostenere una proficua caccia per l’intera stagione venatoria.

Un assetto organizzativo dei cacciatori della piccola selvaggina che, rifuggendo da qualsiasi suggestione campanilistica, sia in grado di porre rimedio alla crisi del volontariato e al tempo stesso di provvedere ad una reale rimozione dei cinghiali dalle aree coltivate, nella consapevolezza del pesante ruolo predatorio svolto da questi ungulati nei confronti di nidi e piccoli e della necessità della tutela delle colture agricole al fine di realizzare economie in grado di finanziare i miglioramenti ambientali per la piccola selvaggina. Ponendo con ciò le basi di una vantaggiosa alleanza tra cacciatori e agricoltori capace di trasformare la caccia in una vantaggiosa opportunità di integrazione del reddito agricolo.

Paolo Graziani, concludendo, ha riaffermato la necessità che la politica, quella vera ed autentica, torni a guidare tutti i processi di avanzamento, anche quelli della gestione faunistico venatoria.

La CCT, come precedentemente aveva sottolineato Marco Romagnoli, ha costruito rapporti positivi con il Consiglio Regionale e con tanti suoi componenti.

Chi pensa di isolarla dal dialogo - ha continuato Graziani - rimarrà deluso: la CCT si ispira al senso di responsabilità e alla condivisione dei processi, pur nel rispetto dovuto ai distinti ruoli delle competenze.

Insieme dovremo - CCT da un lato e Istituzioni dall'altro - riscrivere la nuova pagina del governo della caccia e della gestione faunistica.

Ne saranno beneficiari non solo i cacciatori ma la società tutta.

Con l'iniziativa di ieri sera la CCT pisana può davvero affrontare il futuro con fiducia e speranza.