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VI PRESENTIAMO ALESSANDRA FIORAVANTI

Si parla tanto di ricambio generazionale nel mondo della caccia ma quasi mai abbiamo la capacità di guardarci bene dentro e di conoscere e valorizzare giovani e donne che spesso con passione e competenza si sono avvicinate a questa attività. Molti di loro, come Alessandra Fioravanti, hanno in se tutte le qualità per coniugare la grande passione per la caccia e la cinofilia, con le idee chiare per il futuro di un mondo venatorio unito e rappresentativo.
Ve la presentiamo in questa intervista, come una delle testimonial del nuovo percorso di rinnovamento intrapreso dalla Confederazione Cacciatori Toscani.

Sappiamo che il tuo avvicinamento alla caccia è avvenuto grazie alla tua passione per i cani e la cinofilia, come è iniziata questa tua passione ? e quando?

Sono nata e cresciuta insieme agli animali ed ho sempre dimostrato di avere questa sfrenata passione dalla più tenera età. Finalmente all’età di 9 anni, nel gennaio del 2004, mi fu regalato il MIO primo cockerino fulvo che chiamai Charlie e nonostante gli acciacchi, la cecità e sordità causati dall’età ancora mi accompagna fedelissimo; grazie a lui iniziai a frequentare le esposizioni cinofile e conoscere altrettanti appassionati e illustri personaggi cinofili che mi hanno aiutato, supportato e sostenuto ad entrare in quello che per me era un nuovo incredibile mondo e ad accrescere la mia passione e cultura cinofila.   

Oltre alle esposizioni, poi ti diletti anche nelle prove di lavoro dei tuoi cani, è questo che ti ha fatto affacciare anche al mondo della caccia?

Le prove di lavoro sono state poi una diretta conseguenza delle esposizioni; per chiudere il campionato italiano, il cocker spaniel inglese, ha necessità di avere la qualifica in prova di lavoro e questo mi ha fatto successivamente avvicinare al mondo venatorio, alla caccia e pure allo springer spaniel inglese che ho conosciuto, apprezzato ed iniziato ad allevare insieme ai cocker. Credo che sia fondamentale preservare e selezionare le caratteristiche morfologiche tanto quanto l’attitudine venatoria delle razze da caccia senza dimenticare chiaramente la salute dei soggetti.

Da giovane cacciatrice come spiegheresti la tua passione per la caccia?

Senz’altro nasce con il desiderio e l’emozione di vedere i miei cani sempre appagati, felici, soddisfatti e liberi di compiere ciò per il quale sono stati selezionati. Gli spaniel sono cani estremamente versatili, si adattano facilmente alla vita sul divano ma sono in grado di trasformarsi in abili e spietati cacciatori. Del resto, in buona parte anche tra gli stessi cacciatori, esiste ormai da anni una sorta di “retaggio di pensiero” che delinea un ingiusto svilimento delle qualità e potenzialità venatorie degli spaniels ma essi rimangono fra i più antichi e piccoli cani da caccia britannici; presenti anche alla corte d’Enrico VIII già nel XVII secolo, venivano utilizzati e richiesti per la loro spiccata attitudine alla cerca e al riporto in ambienti diversi, da terreni boschivi o ricoperti da rovi e macchie ai canneti e agli acquitrini. Gli spaniel sono cani resistenti alla fatica e in grado di sopperire le loro “mancanze” fisiche con carattere e grinta, la caccia palesa queste loro doti e mi permette di vivere l’emozione di vedere il mio piccolo intrepido cacciatore impegnato nella ricerca della scaltra e sfuggente selvaggina, vederlo sparire per pochi istanti dentro boschi, roveti o galoppare in terreni ampi e notare i suoi cambiamenti di espressione e ritmo di fronte alle emanazioni sempre più forti per poi vederli rientrare soddisfatti con la selvaggina abbattuta e velocemente recuperata  in zone spesso a noi inaccessibili. La gioia di vederli tornare soddisfatti con la preda finalmente abbattuta, la devozione con la quale la pongono direttamente nelle mie mani sono solo alcune delle meravigliose sensazioni che vivo con i miei cani a caccia e che mi hanno fatto appassionare. 

Come potrebbe, secondo te, la società cambiare opinione sulla caccia?

Purtroppo credo che non sia un progetto di facile realizzazione ma che le persone appassionate, i cacciatori e le associazioni venatorie debbano continuare a lavorare in un unico senso; divulgando informazioni circa la vera utilità della caccia al giorno d’oggi e facendo scoprire e ricordando il valore della caccia come tradizione e cultura perché coloro che criticano la caccia lo fanno perché non la conoscono. La caccia viene raffigurata ormai come pratica brutale ed inutile ricollegandola al fatto che essa è nata come primo metodo di sopravvivenza, inoltre, l’utilizzo della stessa arma viene troppo facilmente associata alla guerra.  La caccia in realtà, nei secoli, ha cambiato finalità ed attualmente è uno strumento al servizio della società seriamente regolamentata da leggi e divieti che permettono la buona gestione e la conservazione delle specie selvatiche e dell’ambiente nel quale opera. E’ un’attività antica, la più antica insieme all’agricoltura, che primamente effettivamente risponde all’ istinto primordiale dell’uomo ma che lo vede ormai superato e che impegna attivamente il cittadino cacciatore per pochi mesi all’anno ma passivamente per tutto l’anno. La Caccia è pure cultura e tradizione; non dimentichiamoci che l’arte venatoria ha fin dall’antichità stimolato la vena artistica dell’uomo, basti pensare alle pitture rupestri della preistoria, agli affreschi, alle sculture. La caccia è tradizione, una realtà popolare che oggi unisce donne e uomini e che viene celebrata in occasione di fiere e sagre locali e nazionali.

Quale potrebbe essere il ruolo delle associazioni venatorie, sempre più criticate, in questo momento ?

Il ruolo delle associazioni venatorie è quello di difendere e salvaguardare in modo disinteressato l’ambiente e tutta la fauna al di là e al di fuori di qualsiasi interesse per il prelievo. La collaborazione tra le diverse associazioni venatorie renderebbe molto più facile il lavoro e l’istituzione di programmi e piani di controllo sul territorio.  

Tu sei una cacciatrice iscritta CCT attraverso una delle associazioni che la compongono. Come giudichi queste esperienza unitaria?

Questa esperienza unitaria ha profumo di rinnovamento, ed è un forte stimolo per proseguire in un’unica direzione verso quelli che sono e devono essere gli obbiettivi comuni delle associazioni venatorie. Spero sia un esempio per gli altri ed approfitto per augurare un ottimo lavoro, FORZA CCT, l’unione fa la forza !!!

Alessandra Fioravanti