ONU: RAPPORTO SHOCK SULLA BIODIVERSITA’

Tra pochi decenni una specie animale o vegetale su otto sarà estinta!

E’ di ieri la notizia shock diffusa da tutti i principali mezzi d’informazione sui risultati emersi dal secondo rapporto ONU sulla biodiversità del pianeta.

L’organismo delle Nazioni Unite che si occupa del tema, Ipbes (Piattaforma intergovernativa scientifico politica sulla biodiversità e gli ecosistemi), si è riunito a Parigi con la partecipazione dei rappresentanti di 130 Paesi.

I dati emersi sono quanto mai allarmanti: “La salute degli ecosistemi da cui dipendiamo, così come tutte le altre specie, si sta deteriorando più velocemente che mai”. 
L’unica speranza per evitare il peggio è quella di porre fine allo sfruttamento intensivo degli ecosistemi per le attività umane. Le cause sono da tempo note; inquinamento ambientale, uso scellerato delle risorse naturali, etc.

Gli scienziati hanno affermato sulla scorta di un rapporto di oltre 1800 pagine, frutto di 3 anni di censimenti, analisi, dati raccolti da centinaia di esperti, che la terra è all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia, la prima attribuita all’uomo e alle sue attività. 
Negli ultimi secoli per mano dell’uomo, sono già scomparse oltre 680 specie di vertebrati.

Non è troppo tardi per agire  ha dichiarato Robert Watson, Presidente dell’Ipbes,  ma solo se cominciamo da subito e a tutti i livelli ad invertire questa china. Un cambiamento che riguarda la dimensione mondiale ma anche locale. Una inversione radicale dei nostri comportamenti e delle nostre azioni, che non esclude nessuno.

Di fronte a scenari di questo tipo, nessuno può far finta di niente. Anche la cultura venatoria, le pratiche che la connotano, gli effetti sulle popolazioni faunistiche e sul territorio, possono stare in equilibrio con la difesa ed il ripristino della biodiversità ambientale e faunistica.

Lo sfondo culturale e la sfida esistenziale che il nostro mondo e i cacciatori dovranno vincere, sta dentro a questo pericoloso quadro di mutamenti di cui clima e biodiversità ambientale, rappresentano fattori su cui dovremo fare a lungo i conti.

Il mondo della caccia può essere oggi e nel futuro dalla parte del pianeta? 
A parere della Confederazione Cacciatori Toscani, a questa domanda dovrà seguire una risposta affermativa. Sì, la caccia per essere parte di una sfida esistenziale, dovrà prima di tutto vincere la battaglia culturale. Per resistere e sconfiggere le pulsioni proibizioniste e le scorciatoie di norme e provvedimenti che punteranno progressivamente solo nella direzione della limitazione all’esercizio venatorio, noi cacciatori dovremo mettere in campo e riproporre con forza ed intelligenza la logica della gestione faunistica, territoriale ed ambientale.  La caccia non potrà essere uno dei capri espiatori su cui si tenterà di lavare la coscienza del disastro in corso, lasciando inalterate le profonde contraddizioni che riguardano le vere cause di ciò che sta avvenendo.

Rilanciando e praticando il modello della gestione faunistico ambientale, come riferimenti centrali per dare senso ad una attività come la caccia, sarà possibile ristabilire un nuovo terreno su cui costruire alleanze e rifondare una politica e una strategia di lungo periodo. Anche il nuovo “patto” con il mondo agricolo che sta sullo sfondo delle urgenti politiche che dovremmo attivare nei prossimi mesi, dovrà necessariamente basarsi su questi principi di interesse generale.

La riforma della nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria) e le strategie nuove di cui si sta ragionando in Europa e recentemente evidenziate dall’ ultimo Convegno FACE in tema di riforma agricola comunitaria, oggi risentono positivamente di questo nuovo approccio. Un diverso modello per lo sfruttamento consapevole delle risorse e del territorio, con il mantenimento della biodiversità quale elemento centrale per la vita sul pianeta. Ecco dunque delinearsi una nuova frontiera su cui potremo dare legittimazione alla più antica delle attività umane: la caccia. 
Caccia e cacciatori per una nuova alleanza con il mondo agricolo, per generare attraverso risorse economiche, nuove tecniche agronomiche, volontariato diffuso, corretta gestione faunistica, ripristino di ambienti, un nuovo impegno per il futuro nostro e delle nuove generazioni. 
Un patto ed una sfida che dovrà partire da ora e non rinviato al domani.