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ENNESIMO RICORSO AL TAR TOSCANO DEGLI ANIMALISTI... NEL MIRINO L'ART. 37

Qualche giorno fa, la trasmissione Report in onda su RAI 2, ha aperto la puntata, sul problema della presenza del cinghiale nell’ area urbana di Roma. Un problema peraltro noto e che riguarda numerose altre città italiane e anche centri abitati minori.

E’ emersa in tutta evidenza la fragilità di un sistema amministrativo e gestionale del problema. Il servizio ha messo in luce il caos totale sul coordinamento tra enti e strutture istituzionali (Comune Regione ISPRA) ma anche un approccio “fatalista” di alcuni amministratori che pensano di risolvere la questione, insegnando ai cittadini a convivere con questa emergenza. E così, oggi, non solo le campagne ma anche le nostre città, vivono una sorta di ritorno al passato; un rigurgito medioevale che ripropone la presenza di cinghiali nei parchi pubblici nelle zone urbane e periurbane, tra i caseggiati e le scuole in compagnia di lupi ormai presenti e visibili anche in pieno giorno nelle rotatorie o lungo le mura e gli orti delle nostre città storiche.
Da una parte il medioevo che ritorna e dall’altra un animalismo che continua a non demordere sul fronte dei ricorsi e ai Tribunali per impedire le azioni gestionali e i contenimenti necessari per tenere in equilibrio le popolazioni selvatiche con l’ambiente naturale e le attività umane.
Mentre l’opinione pubblica deve convivere con i cinghiali tra i cassonetti di Roma o all’Ospedale di Careggi a Firenze, mentre si registrano incrementi preoccupanti degli incidenti stradali (anche mortali) e di ingenti danni all’agricoltura e al patrimonio zootecnico, i soliti noti LAC, LAV,EMPA,WWF etc… continuano a presentare ricorsi ai TAR contro le norme regionali per impedire i necessari contenimenti. Qualche settimana fa, le associazioni di cui sopra hanno depositato al TAR Toscano, il ricorso per l’annullamento del Piano di controllo 2019/21 sulla specie cinghiale approvato dalla Regione Toscana.
Nel ricorso si contesta da parte dei ricorrenti, la forma della braccata come modalità per il controllo della specie cinghiale ai sensi dell’art. 37 della Legge 3/94.
In sostanza si sostiene che tale modalità non risponde ai pareri e rilievi forniti da Ispra poiché non risponde a criteri di selettività e che le attività di controllo devono essere applicate solo a seguito dell’utilizzo di metodi ecologici.
Inoltre, viene anche sollevato il tema riguardante la presunta illegittimità costituzionale dell’art 37 della Legge 3/94 commi 3,4,4 ter in riferimento all’art 117 comma 2 lettera s della Costituzione nella parte in cui vengono autorizzati all’attuazione degli interventi di controllo anche i soggetti abilitati oltre alle guardie venatorie, i proprietari e i conduttori dei fondi, le guardie forestali e comunali munite di licenza di caccia.
Un eventuale pronunciamento di accoglimento di queste istanze o l’eventualità dell’accoglimento della richiesta di sospensiva da parte del TAR Toscano, potrebbe nei fatti mettere in serio pericolo il proseguimento degli interventi di controllo, in art. 37, provocando inevitabili ricadute negative per i bilanci degli ATC, per i danni alle coltivazioni in un periodo molto delicato dell’anno e per le conseguenze sulla biodiversità e nei rapporti intraspecifici per le varie specie di fauna selvatica.
Seguiremo con attenzione questo nuovo fronte nella certezza che la Regione Toscana abbia cura di predisporre le necessarie controdeduzioni contro questo ennesimo tentativo di attacco al ruolo e le competenze che Le spettano.
Nel frattempo, vogliamo sottolineare una buona notizia riguardante proprio l’argomento della legittimità costituzionale sull’ affidamento degli abbattimenti dei soggetti autorizzati al controllo. Un analogo ricorso presentato dallo stesso cartello animal-ambientalista al TAR della Lombardia, ha visto respinta dallo stesso tale contestazione. Un buon precedente che speriamo sia seguito anche in Toscana.