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BAGNO A RIPOLI COME LONDRA


E’ uscita in questi giorni, la notizia che nel Regno Unito grazie ad un progetto frutto della partneship tra Taste of game e Food theachers center entro il 2020, 60.000 studenti saranno formati e preparati a saper cucinare la selvaggina. In Inghilterra le vendite di carni provenienti da animali selvatici è in netto aumento;e pertanto diventa essenziale educare le giovani generazioni a conoscere e saper cucinare questa preziosa e sana fonte di alimentazione. Nel nostro paese, purtroppo, siamo ancora lontani da questo grado di progettualità; manca una volontà politica forte per la valorizzazione di un patrimonio immenso, quanto poco conosciuto dall’opinione pubblica. Anche in Toscana, l’idea di poter attivare un percorso di filiera di queste carni con la creazione dei centri di sosta e di lavorazione, si è sostanzialmente arenata per la mancanza di un progetto organico supportato da investimenti pubblici adeguati e in stretta collaborazione con la piccola e grande distribuzione. Siamo pertanto ancora lontani dalla creazione di un “brand” delle carni provenienti dal territorio toscano e lontani dall’affermazione di una cultura diffusa sul consumo di questa risorsa, in passato destinata solo ai nobili, e che oggi invece potrebbe rappresentare una grande opportunità per tutti i cittadini. Carni dal grande valore organolettico, prive di antibiotici, e dal gusto unico ed intenso, sono ancora quasi sconosciute per molti italiani. La caccia, in questo senso, può assumere un ruolo decisivo, con la cucina e una materia prima di alto valore, si possono recuperare valori culturali e sociali creando economia per dare centralità ad una attività spesso svilita, umiliata e relegata alla polemica e allo scontro ideologico. Ci sono tutte le condizioni, per avviare in modo deciso una battaglia frontale contro l’animalismo, contro i diktat del vegan, e raccogliere la sfida del benessere animale e la salubrità di ciò che troviamo nei nostri piatti. Sarebbe anche sbagliato affermare che nonostante i ritardi, anche da noi, nulla si muove ed accade in questo senso. Da anni, qua e là, si stanno promuovendo esperienze pilota qualificate, ma purtroppo scollegate da un progetto ben coordinato e di ampio respiro. Ad oggi anche i vari tentativi messi in campo a livello nazionale, non sono riusciti a generare, almeno fin qui, una apprezzabile accelerazione su questa importante tematica. Eppure, sul territorio, si svolgono ogni settimana numerosi eventi, che hanno di base la cucina e le carni di selvaggina. Domenica scorsa, al Circolo “Lo Stivale” di Bagno a Ripoli (FI) si è svolta una bella, quanto particolare, iniziativa promossa dalle Federcacciatrici di Firenze. Donne e ragazze impegnate a dare una dimensione nuova e moderna al loro modo di vivere la passione per la caccia, promuovendo ed organizzando tanti progetti ed iniziative improntate a dare visibilità al nostro mondo, parlando a chi oggi non conosce o diffida della caccia e dei cacciatori. Donne orgogliose di dimostrare all’esterno un modo di essere e di vivere una passione dalle radici profonde che è anche tesoro di conoscenza e competenza. A Bagno a Ripoli le Federcacciatrici in collaborazione con la Confederazione Cacciatori Toscani hanno messo assieme alla buona cucina anche la solidarietà. Una solidarietà dal volto concreto che le vede oggi partecipi del progetto “A Caccia di Acqua” solidarietà per Kaoural.


Una iniziativa promossa dal Comune di Scandicci in collaborazione con Water Right Fondation che si prefigge di realizzare infrastrutture ed aiuti organizzativi e tecnici per portare l’agricoltura e la produzione di alimenti nei territori dell’Africa. La caccia è parte di questo modo concreto di esprimere la solidarietà e oggi contribuisce a sostenere una diversa visione del mondo e delle grandi ingiustizie.
L’assessore all’istruzione di Scandicci Nadiaye Diye non ha mancato di riaffermare questi importanti aspetti che hanno dato all’evento una importanza di più ampio respiro.
Dopo l’intervento del Dott. Simone Tofani, Presidente Provinciale della Federcaccia Firenze e quello della Dott.ssa Veronica Racanelli e della Dott.ssa Elisa Mazzei, il Dott. Massimo Fabbriha introdotto il tema del trattamento e della valorizzazione delle carni di selvaggina. Molto apprezzata infine, la comunicazione tenuta da Paolo Gori, chef della prestigiosa trattoria da BURDE di Firenze. Gori ha illustrato con estrema efficacia, quelli che oggi sembrano essere i luoghi comuni più presenti tra i potenziali consumatori di selvaggina. Difficoltà nella preparazione, elaborazione dei piatti e delle ricette, scarsa adattabilità di queste carni, con i ritmi e i tempi ristretti che la società di oggi impone anche in cucina. Lo chef ha saputo “smontare” ognuna di queste presunte limitazioni, spiegando come oggi sia possibile un utilizzo, che tramite la conoscenza e pochi accorgimenti, può consentire a chiunque di preparare anche in pochi minuti piatti insuperabili ed adattati ad ogni esigenza. Potremmo dire che anche a Bagno a Ripoli si è respirata l’aria di Londra? Che la porchetta di capriolo sarà l’arma su cui impostare la riscossa culturale dei cacciatori? Forse! L’importante è andare avanti e lavorare per dare organicità ad un progetto che sicuramente può aiutare tutto il mondo venatorio.

Di seguito alcuni scatti della giornata: