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PETIZIONE ANTICACCIA: GIU’ LE MANI DAL PROMONTORIO DI PIOMBINO


Ci risiamo! Dopo la campagna promossa dagli ambientalisti nel 2016 sulle concessioni relative agli appostamenti fissi, il promontorio di Piombino, è di nuovo al centro di una nuova iniziativa anticaccia. 
E’ di questi giorni la notizia di una petizione online, promossa da Sabina Caserio  simpatizzante del mondo animalista che si prefigge la chiusura della caccia sull’intero promontorio. La petizione è indirizzata direttamente al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Una campagna costruita su una serie di affermazioni che non trovano riscontro nella realtà; rischi per le persone, inquinamento ambientale,  disturbo e impedimento delle attività all’aria aperta sono  solo alcune delle accuse su cui si basa questa petizione. Da subito, le associazioni venatorie Piombinesi hanno esternato la propria indignata replica minacciando anche azioni legali, nei confronti di coloro che armati di livore anticaccia, fomentano e disorientano l’opinione pubblica con falsità, avendo come unico scopo quello di impedire una legittima attività, svolta nel rispetto delle regole e della legge. In realtà le cose non stanno come si sta tentando di far credere ai cittadini; nella nota diramata, le associazioni venatorie ricordano come il territorio del promontorio pari a circa 1000 ettari sia in larga parte (614 ettari) di proprietà privata. Da anni anche con il contributo delle istituzioni locali, si è raggiunto una intesa per la fruizione di questo importante polmone ambientale, non solo da parte dei cacciatori, ma per tutti i cittadini. Varie attività si svolgono oggi liberamente; trekking, mountain bike, raccolta funghi, pesca dilettantistica, escursionismo etc. Grazie alla caccia ed ai cacciatori vengono inoltre garantite le azioni di controllo antincendio e la manutenzione di larga parte della sentieristica facendo della caccia e dell’attività venatoria un forte elemento di garanzia per la fruizione e la salvaguardia di un bene “per tutti”
La raccolta firme e le eventuali, quanto scellerate scelte di chiusura della caccia nel promontorio, provocherebbero sicuramente, danni e chiusure del territorio, impedendone l’accesso e la fruizione a tutti.
Se questi ed altri argomenti, il mondo venatorio unito è deciso a dare battaglia e stabilire un confronto chiaro e diretto con la politica, le istituzioni locali e la Regione Toscana. La Confederazione Cacciatori Toscani sosterrà questa battaglia con ogni sforzo per difendere i diritti dei cacciatori e di tutti i cittadini. Oltre al sostegno per ogni eventuale iniziativa legale, la CCT si farà promotrice di un incontro con l’ Assessore Remaschi e con i consiglieri regionali eletti sul territorio al fine di poter rappresentare i rischi e le conseguenze di una campagna anti caccia che fa male all’ambiente ed ai diritti dei cittadini. Il nostro auspicio è quello di trovare le giuste risposte da parte della Regione Toscana per impedire rischi reali per la caccia in provincia di Livorno, dettata anche dalla recente istituzione del Parco delle Colline Livornesi.