A proposito di un recente documento di Arcicaccia
Il Presidente di Federcaccia Toscana: "L'unità si fa su obbiettivi, programmi e progetti concreti, non sui soli slogan"
L'Arci Caccia Toscana ha diramato nei giorni scorsi un documento, titolato "Autonomi per ricostruire l'unità", che non manca di note polemiche rivolte alla Federcaccia, accomunata a "certi soggetti" che starebbero preparando il funerale della caccia per il quale la sola Arcicaccia, con i suoi slogan sulla " caccia pubblica, sostenibile e popolare", sarebbe l'antidoto.
Parla Moreno Periccioli, Presidente di Federcaccia Toscana:"Sorvolando su espressioni sopra le righe e sinceramente sgradevoli ("certi soggetti" appare prossimo all'offesa), confesso qualche difficoltà a comprendere il senso e la finalità di questo documento a partire dal titolo, che sembra un ossimoro: autonomi per ricostruire l'unità è come dire dividiamoci per unirci meglio, ma sappiamo che le pause di riflessione raramente, anche fra le coppie, favoriscono un futuro comune.
Francamente, a lasciare perplessi è anche la scelta del momento e dell'occasione, vale a dire la discussione sul Piano Faunistico Regionale.
Il Piano è lo strumento che deve tradurre in programmi operativi i principi, le finalità e gli obbiettivi della Legge e dei Regolamenti, Legge e Regolamenti alla cui elaborazione ed approvazione le Associazioni Venatorie hanno contribuito in modo determinante ed unitario.
A noi sembrava logico concludere insieme il lavoro che unitariamente avevamo iniziato, invece l'Arcicaccia ha deciso di sfilarsi e presentarsi da sola al tavolo regionale, rinunciando a priori financo ad un confronto per verificare se esistesse o meno intesa nel merito delle proposte da avanzare.
Scelta ovviamente lecita ed insindacabile, ma per me incomprensibile".
L'Arci Caccia nel suo documento, tuttavia, non tratta solo del Piano Faunistico Regionale. Solleva questioni più generali, rimproverando a Federcaccia Toscana di non aver dato risposte alle sue proposte sulle "basi culturali ed organizzative per l'unità" e ponendo altri interrogativi alla Sua Associazione: perché chiedere che al Tavolo toscano sulla caccia si affronti la riforma della 157? perché non c'è stato impegno per risultati positivi al Tavolo nazionale presso la Conferenza delle Regioni? perché non prende le distanze da rivendicazioni che mirano all'allargamento delle specie cacciabili? Tutte cose che l'Arci definisce "falsi obbiettivi" che distolgono l'attenzione dalla corretta gestione faunistica.
"Il tema dell'unità del mondo venatorio è da sempre nel nostro ordine del giorno. Non può che essere così per una Associazione come la mia, che espressione di tutti i cacciatori lo è stata per decenni e che oggi ne rappresenta la grande maggioranza. L'unità però si fa su obbiettivi , programmi e progetti concreti, non sui soli slogan.
Le cosiddette basi culturali, in altre parole, non sono altro rispetto ad un progetto politico inteso come una piattaforma dove non ci si limita ad esprimere principi astratti ma si declinano, appunto, programmi ed obbiettivi di breve, medio e lungo periodo.
Il fatto che l'Arci definisca "falsi obbiettivi" le tre questioni oggetto degli interrogativi suddetti è indicativo: evidentemente sul progetto politico e sulla piattaforma che gli metta le gambe non siamo ancora in sufficiente sintonia.
Devo dire, peraltro, che su molti degli aspetti sollevati le posizioni dell'Arcicaccia Toscana sembravano diverse solo pochi mesi or sono.
In Toscana hanno condiviso con noi la scorsa estate la richiesta alla Regione di mantenere invariato il calendario venatorio, proprio in contrasto con il Tavolo nazionale presso la Conferenza delle Regioni da cui venivano proposte di contrazione di tempi e specie. Era questo l'esito positivo cui avremmo dovuto contribuire? Spingere per ridurre i tempi di caccia?
Sulle altre due questioni, poi, nell'aprile 2010 Arci Caccia Toscana sottoscrisse e presentò, con Federcaccia e Italcaccia all'hotel Baglioni a Firenze, un documento che proponeva esplicitamente – assieme alla richiesta al Parlamento di azzerare ogni iter in corso, compreso l'art. 42 della Comunitaria – la necessità di riformare la 157/92 su alcuni precisi contenuti, fra cui proprio le modalità di recepimento delle Direttive e di definizione dei tempi e delle specie del calendario venatorio."
Quindi Lei, in buona sostanza, restituisce al mittente le considerazioni critiche.
"Io mi limito a constatare la coerenza e la linearità delle posizioni di Federcaccia Toscana, le stesse con le quali ci siamo presentati anche al Tavolo regionale della caccia istituito dall'Assessore Salvadori.
Ho scritto una lettera all'Assessore Salvadori, all'inizio di ottobre, nella quale si riepilogano queste posizioni: credo che riprodurla qui sia utile a chiarire la situazione, anche in relazione al documento di Arci Caccia Toscana".
Di seguito la lettera inviata il 12 ottobre 2011 all'Assessore Salvadori:
Caro Assessore,
mi è stato purtroppo impossibile essere presente alla prima riunione del tavolo lo scorso 27 settembre, ma desidero ugualmente rinnovare, per prima cosa, l'apprezzamento per l'iniziativa che hai assunto e la convinzione che da essa potranno scaturire esiti positivi ed importanti.
Come sai e come nel corso della riunione hanno ribadito i rappresentanti di Federcaccia Toscana, noi vediamo nel tavolo uno strumento di lavoro e di confronto per affrontare l'insieme delle tematiche concernenti la gestione faunistica, venatoria ed ambientale sia nella dimensione regionale, dove il coinvolgimento dell'Assessore Bramerini favorisce l'integrazione con il quadro generale del governo del territorio, sia in ottica nazionale, dove il bagaglio dell'esperienza toscana può portare un contributo propositivo determinante.
Se nella nostra regione, infatti, un approccio complessivo ed organico alla materia è criterio ben presente da tempo nelle enunciazioni e nella pratica, non così nelle istanze nazionali, dove si procede solitamente per argomenti e provvedimenti disorganici e contingenti nella desolante assenza di qualsivoglia strategia e visione unitaria dei problemi.
Non è un caso se, mentre in Toscana una ampia maggioranza trasversale approvava una nuova legge diffusamente condivisa dalle componenti associative e di categoria e poi i conseguenti regolamenti attuativi, in Parlamento ogni pur strombazzato progetto di riforma immancabilmente si arenava o impoveriva di contenuti, al punto che un provvedimento (art. 42 della Comunitaria) all'inizio spacciato per risposta positiva e moderna all'esigenza di recepimento compiuto delle Direttive si è trasformato in una norma contraddittoria, lesiva delle competenze regionali, destabilizzante e motivo di conflitto istituzionale e sociale.
In questo contesto, dunque, il tavolo regionale della caccia è un'opportunità da cogliere appieno e valorizzare in tutte le sue potenzialità.
Avanzo, a seguire, un'ipotesi di lavoro per il tavolo.
1) Nell'agenda dei lavori la prima scadenza, naturalmente, è la Pianificazione, che con l'integrazione dei piani faunistici nello strumento più generale del PRAF vede obbiettivamente un salto di qualità nel ruolo della gestione faunistica e venatoria.
Il Piano dovrà dar corpo ed articolare le finalità della legge determinando obbiettivi e strategie gestionali, criteri e modalità per il monitoraggio della fauna e la prevenzione e risarcimento dei danni, i finanziamenti, sistemi di premialità e sanzionatori , garantendo la corrispondenza dei Piani Provinciali e dei piani annuali di gestione nonché la loro realizzazione.
Verifica quindi della gestione degli equilibri (ungulati in particolare) su tutto il territorio indipendentemente dalla destinazione funzionale; interventi sostitutivi in caso di mancato raggiungimento degli obbiettivi; verifica del conseguimento dei risultati degli istituti pubblici (ZRC, ZRV, Oasi) e privati (AFV, AAV), con eventuali conseguenti provvedimenti (rispettivamente fino a revoca dei finanziamenti o dell'istituto; sospensione o revoca della concessione); ma anche idee e stimoli per attuare nel territorio a caccia programmata forme nuove di coinvolgimento delle aziende agricole (nell'ottica, ove possibile, di superare il mero risarcimento mai del tutto soddisfacente e di attivare invece con le aziende stesse rapporti che garantiscano per un verso reddito e per l'altro produzione di ambiente e fauna) e di collaborazione fra Atc e strutture private.
Contiamo di giungere alla prossima riunione del tavolo con una prima stesura di proposte puntuali condivisa con le altre Associazioni venatorie regionali che si stanno con noi impegnando in un lavoro comune (con la defezione, purtroppo, di Arcicaccia che ha comunicato l'indisponibilità in questa fase preferendo presentare una elaborazione autonoma): un contributo il più unitario possibile del mondo venatorio sulla cui base opereremo per intese con il mondo agricolo e con la parte del mondo ambientalista che, anche nella prima riunione, ha proposto percorsi di metodo e temi di merito che prefigurano la possibilità di sostanziali convergenze.
2) Riteniamo tuttavia che da subito, mentre si lavora sul Piano e anche funzionalmente al Piano stesso, il tavolo comprenda nella sua agenda l'insieme delle altre tematiche connesse, all'ordine del giorno in Toscana e a livello nazionale.
Come accennavo prima, l'integrazione del comparto faunistico e venatorio nel quadro generale delle politiche regionali di governo del territorio è una necessità ed una opportunità.
Tutto ciò non è cosa nuova per la Toscana, ma la coincidenza dei tempi della discussione su materie come la Pianificazione faunistica nell'ambito del PAR, il Piano della Biodiversità, il Programma delle aree protette offre al tavolo l'occasione, da non perdere, di un riesame integrato complessivo che non può che favorire risultati migliori per le scelte specifiche e per il quadro generale.
3) C'è poi la questione calendario venatorio, per ciò che può essere affrontato e risolto in ambito regionale e quanto invece investe prerogative e competenze di livello nazionale, sia esso la Conferenza delle Regioni o il Governo e il Parlamento.
La premessa è che, nel merito, occorre sostenere anche per la prossima stagione il calendario venatorio attualmente vigente in Toscana, in quanto attinente al disposto della L. 157 e rispettoso delle evidenze tecnico-scientifiche.
Sottolineiamo in proposito l'opportunità, al fine dell'approfondimento dei suddetti aspetti scientifici e della loro spendibilità anche nel confronto nazionale, di un formale coinvolgimento del CIRSEMAF, che dovrebbe a nostro avviso essere incaricato dalla Regione della consulenza in ordine al calendario venatorio.
Al tavolo dovranno essere trattati sia l'aspetto interno alla Toscana sia quanto investe il livello nazionale.
Per il primo aspetto mi riferisco in particolare, in quanto emblematica, alla "vicenda Arezzo", per la quale rimando alla lettera che Ti inviammo assieme alle altre Associazioni Venatorie regionali.
Penso che sia indispensabile attrezzarsi per evitare il ripetersi del problema, ragionando su una integrazione alla Legge che espliciti i poteri di intervento della Regione per garantire il rispetto dei limiti stabiliti alle competenze delle Province sulla materia.
Il secondo profilo concerne il tavolo nazionale presso la Conferenza, che ha ripreso i lavori. Respingere la pretesa di trattare l'argomento calendario partendo da inesistenti accordi precedenti e da presunte certezze legislative ( resta la vigenza del comma 1 dell'art. 18 della 157, non automaticamente superato dal comma introdotto dalla comunitaria) se non inserito in un progetto di rivisitazione organica della materia che comprenda almeno - per restare al comparto tempi, specie, prelievi – il riesame dell'elenco delle specie cacciabili, il recepimento e l'applicazione realmente compiuta delle direttive e dei documenti connessi (Kej concepts, Guida interpretativa), la regolazione delle deroghe non solo con il DPR con le Linee Guida sulla lettera a) ma anche con disposizioni chiare per la lettera c), la definizione puntuale delle competenze Ispra in quanto organo tenuto alla ricerca e non a condizionare, con pareri non di carattere scientifico o con il rifiuto di fornire dati, le potestà di decisione proprie delle Regioni.
Al nostro tavolo regionale occorre confrontarsi sull'agenda degli argomenti e sui contenuti del tavolo nazionale, con l'obbiettivo – ambizioso ma da perseguire – di posizioni condivise che rafforzerebbero la presenza Toscana.
4) Infine, la riforma della 157/92.
Contestualmente alla presentazione (aprile 2010 hotel Baglioni) da parte di Federcaccia ed altre Associazioni venatorie (Arcicaccia e Italcaccia) del documento per la ripresa del percorso di rivisitazione organica della L. 157/92 che puntasse su pochi punti determinanti e qualificanti, avanzammo l'ipotesi di costruire dalla Toscana il progetto di riforma, attraverso il confronto fra le componenti sociali che nei mesi precedenti avevano dato un contributo positivo all'innovazione della normativa regionale.
In quella occasione fu apprezzata e convincente la Tua proposta di coinvolgere le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, che siedono in Consiglio Regionale e di giungere, per quella via, ad una iniziativa di modifica della 157/92 promossa istituzionalmente dalla Regione Toscana, sulla quale poi ricercare la convergenza di altre Regioni per giungere alla presentazione al Parlamento.
Riepilogo brevemente i punti salienti che illustrammo al Baglioni come cardini della riforma:
1) Competenza piena e diretta delle Regioni nella gestione della fauna selvatica e della caccia;
2) Modifica delle funzioni dell'Ispra, volte a fornire dati scientifici utili alle scelte di gestione;
3) Riforma del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, per dare una effettiva governance alla caccia in stretto raccordo tra Stato e Regioni;
4) Gestione unitaria di tutto il territorio, superando il dualismo fra terreno cacciabile ed aree vietate alla caccia, riconoscendo un ruolo nuovo e positivo al mondo venatorio;
5) Adeguamento del sistema degli accessi e della mobilità venatoria per garantire a livello nazionale condizioni eque e non discriminanti, anche con eliminazione dell'opzione della forma di caccia;
6) Recepimento e piena applicazione delle direttive comunitarie e dei documenti ad esse connessi (Key concepts, Guida interpretativa della 79/409), attivando un programma di ricerca che permetta di acquisire dati scientificamente validati e coerenti con l'Europa, sulla cui base predisporre il calendario nazionale agli adeguamenti conseguenti;
7) Obbligo per le Regioni di destinare integralmente al settore i proventi delle tasse regionali e destinazione alle Regioni del 50% delle tasse di concessione governativa.
Punti, se possibile, oggi ancor più attuali di allora, alla luce delle vicende connesse all'art. 42 della Comunitaria e alle deroghe, nonché al perdurante rifiuto di dar seguito al trasferimento alle Regioni delle risorse destinate dalla Legge finanziaria 2001.
Il tavolo regionale caccia appare il luogo deputato, anche per la sua composizione, a riprendere immediatamente il discorso, proponendo questo come uno dei temi cui dedicare prioritaria attenzione.
Mi rendo conto, Assessore, che la carne che propongo di mettere al fuoco è tanta e bisognerà fare altrettanta attenzione a non bruciarla, però non è presunzione affermare che soltanto in Toscana e partendo dalla Toscana è oggi possibile provarci.
Cordiali saluti.
Il Presidente
Moreno Periccioli





