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Campagna Federcaccia Toscana 2016

FESTA GRANDE IN CASA FEDERCACCIA PER LA NUOVA SEDE

Una nuova sede per dare un segnale chiaro ed inequivocabile di vitalità e di fiducia nel futuro: è questo il significato che la Federcaccia Toscana ha voluto attribuire alla propria scelta. Non un semplice cambio di indirizzo dunque, dettato da meri motivi di opportunità o convenienza, ma un passaggio importante del progetto di costruzione della casa comune dei cacciatori toscani.
Una festa iniziata con la celebrazione dell’Assemblea della Confederazione cacciatori Toscani e proseguita poi con la benedizione della sede e le prolusioni del presidente regionale Moreno Periccioli (che riportiamo in allegato), dell’assessore regionale Marco Remaschi, dello storico Zeffiro Ciuffoletti, autore della “Storia dell’associazionismo venatorio in Italia”, a tutt’oggi l’unica opera scientifica sull’argomento e conclusa dal presidente nazionale di Federcaccia, Gian Luca Dall’Oglio.

Moreno Periccioli ha iniziato il proprio intervento con un ricordo commosso di Massimo Cocchi, il dirigente recentemente scomparso. rammentando come “ questa nostra nuova sede è parte del lavoro di Massimo: con lui – ha detto Periccioli - abbiamo pensato e concretizzato questa scelta, importante non solo per la nostra vita associativa”. Centrale il tema delle prospettive: “Dobbiamo interrogarci su alcuni temi: il modello di gestione degli ATC è superato dai fatti, come superata è la cultura che ne determinò la nascita; un nuovo protagonismo di gestione responsabile di società di cacciatori ed agricoltori può essere una ricetta. Il calendario venatorio, il prelievo sostenibile, la conservazione della specie, la tutela della biodiversità, non possono stare immote nelle tavole della legge, ma debbono essere dettate da scienza e conoscenza”.
Una riflessione ed una progettualità che postula con forza l’unità del mondo venatorio: “Non un tentativo di recuperare e ricomporre antichi dissidi in famiglia, ma quello più esaltante di sentirsi tutti egualmente protagonisti di un progetto per il futuro della nostra comune passione, con l’ambizione di tramandare alle prossime generazioni lo straordinario lascito che abbiamo avuto in eredità dalla storia dell’umanità”.  
Del   riconoscimento del ruolo dei cacciatori e del rilievo del progetto unitario della CCT ha parlato l’assessore regionale Marco Remaschi che ha riconosciuto la necessità di ripensare l’esperienza toscana e di rilanciare il confronto. Infine il presidente nazionale Gian Luca Dall’Oglio ha fatto propri gli stimoli e le sollecitazioni del professor Zeffiro Ciufforetti, accogliendo il suggerimento di costituzione di un think tank per restituire respiro strategico alla riflessione sul futuro della caccia nel nostro Paese.

MONDO DELLA CACCIA UNITO CONTRO LE BUGIE DI RAI TRE

In merito alla trasmissione "Indovina chi viene dopo cena" andata in onda lunedì 4 dicembre su Rai 3 e dedicata al tema lupo, gestione ambientale e caccia, FENAVERI (Federazione Italiana della Caccia, Enalcaccia, ANUUMigratoristi), Arcicaccia, Liberacaccia, Italcaccia e CNCN - Comitato Nazionale Caccia e Natura, sottolineano negativamente l'approccio assolutamente "partigiano", da campagna elettorale a supporto delle posizioni animaliste e fondamentaliste (dal giornalismo d'inchiesta si passa a quello "a richiesta") che ha caratterizzato il programma, dando vita a una trasmissione monocolore, ricca di inesattezze tecniche - quando non vere e proprie falsità - sostenute con argomentazioni prive di riscontri oggettivi.
Che l'informazione si spenda per eleggere animalisti è sintomatico dei limiti di una comunicazione che dovrebbe essere libera, atteggiamento già non comprensibile.
Che lo faccia la RAI, che è l'"informazione pubblica", è grave.
L'unico tendenzioso obiettivo, neppure velatamente mascherato, è attaccare ancora una volta la caccia e i suoi praticanti.
Per questi motivi il mondo venatorio compatto e il CNCN hanno deciso di rivolgersi senza indugi, con i mezzi e nei modi ritenuti più idonei, alla direzione Rai, ai Partiti e ai Gruppi Parlamentari perché la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi faccia chiarezza e garantisca la par condicio e le rappresentanze del pluralismo delle idee, oltre a segnalare il caso all'Ordine Nazionale dei Giornalisti. Parallelamente è stato dato mandato ai propri legali di valutare gli estremi per intentare un procedimento legale per diffamazione nei confronti della conduttrice e della Rete.

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A PROPOSITO DI FAKE NEWS: A RAI TRE IN ONDA DISINFORMAZIONE SENZA CONTRADDITORIO

Cacciatori nel mirino di una campagna diffamatoria nella trasmissione di Sabrina Giannini “Indovina chi viene dopocena”: roba da far impallidire le campagne di regime.  Una sola campana, un solo punto di vista che ha dispensato astio e falsità a piene mani disconoscendo la base di qualsiasi approccio informativo professionale e deontologico, basato sulla pluralità delle fonti e sulla necessità di offrire la versione di chi è posto sotto accusa.
Con i soldi di tutti, anche dei cacciatori dunque, la “giornalista” spara servizi strappalacrime e mette in campo numeri e cifre destituite di ogni fondamento, a partire dalle aree disponibili per la caccia (tutta l’Italia salvo i parchi! ), diffonde allarmismo sulla salubrità delle carni provenienti dalla caccia, mette assieme cacciatori e bracconieri e chi più ne ha più ne metta.
Una vergogna già denunciata, ad esempio dal quotidiano La Stampa che di Sabrina Giannini dice: “.. ogni lunedì sera dispensa pseudo-informazione di stampo ideologico, che non informazione giornalistica” e più avanti, a proposito del tema trattato, in quel caso la carne e gli allevamenti spiega come  “…Riempire di contenuti ideologici aspetti essenziali del nostro vivere quotidiano, in primis il nostro modo di alimentarci, non rende un buon servizio al cittadino consumatore ed alimenta confusione, frustrazione e paura. E di questi tempi non se ne sente di certo il bisogno”.
Già, anche su temi come la gestione di fauna e territorio, di cui la caccia è parte e soggetto fondamentale, non si sente il bisogno: e in questi casi l’indignazione non può essere certo affidata a singoli ancorché autorevoli interventi sulla stampa o a singole categorie: riguarda tutti trattandosi di un’appropriazione indebita di uno spazio e di un servizio pubblici, Vergogna.

FIDC PISTOIA E PADULE DI FUCECCHIO: CACCIATORI BALUARDO CONTRO IL BRACCONAGGIO. WWF A CACCIA DI VISIBILITA’

Dopo le valli bresciane, oggetto per anni di campagne antibracconaggio dai risultati più mediatici che concreti, l’attenzione del WWF sembra essersi ora spostata sul Padule di Fucecchio, dove – con grande enfasi e spazi sulla stampa – è stato organizzato un campo con le stesse finalità e grossomodo gli stessi risultati. “L’importanza naturalistica e la ricchezza di biodiversità del Padule, zona unica in Italia e forse in Europa devono essere tutelate e valorizzate – afferma il presidente della Federcaccia di Pistoia Franco Biagini – e i cacciatori sono i primi a saperlo bene e a metterlo in pratica.
Se non fosse per la loro presenza e il loro impegno gratuito per tutto l’anno in cambio di poche giornate di caccia, anche questo territorio con molta probabilità si trasformerebbe rapidamente in un’area inospitale per la fauna acquatica, sia stanziale che migratoria, così come è successo con moltissime aree umide sottratte ai cacciatori in favore di questa o quella associazione animalista e oggi in stato di assoluto abbandono”.
"La Federcaccia con le sue guardie è costantemente presente nel territorio del Padule proprio per evitare illeciti, e la stessa presenza dei cacciatori è un primo importante e fondamentale baluardo contro i bracconieri – ha continuato Biagini – Ben vengano dunque i controlli, purché non siano soltanto il modo di applicare un’ideologica ostilità e presunzione di colpevolezza per una intera categoria di cittadini che esercita una attività legittima, regolamentata dallo Stato e dalle leggi e riconosciuta in tutta Europa come un valido esempio di gestione di ambiente e fauna”.
“Confondere le due figure, bracconieri e cacciatori – conclude il presidente FIdC – serve solo a inasprire gli animi e avere spazio sui media, ma non certo a tutelare fauna e ambiente. Per questo siamo pronti a dare tutta la collaborazione necessaria, ma con altrettanta fermezza a vigilare che nell’esercizio delle loro funzioni i volontari in azione nella zona non oltrepassino quanto loro consentito dalla legge e dalle norme del vivere civile”.

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