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SOSPENSIVA DEL CALENDARIO E ZPS: LA CCT INTERPELLA LA REGIONE

In data odierna, la Confederazione Cacciatori Toscani ha inviato al Presidente della Giunta Regionale Enrico Rossi, un urgente atto di interpello finalizzato ad ottenere in tempi rapidissimi un pronunciamento ufficiale da parte della Giunta Regionale Toscana sulla caccia per le specie interessate dalla sospensiva del Consiglio di Stato nelle zone in cui non si è svolta la “preapertura”.
Nel testo, si richiede un urgente provvedimento chiarificatore a tutela di tutti i cacciatori interessati, dato l’approssimarsi della chiusura della stagione venatoria. Un provvedimento formale ove si precisi se restino confermate le date di chiusura della caccia stabilite nel Calendario Venatorio regionale per tutte le specie interessate dalla c.d “preapertura” in tutte quelle zone  ed aree  in cui essa non si svolta.
Nella nostra Regione, sono molti i territori nei quali l’apertura anticipata non ha avuto corso anche in relazione ad una regolamentazione particolare come le Zone a Protezione Speciale (ZPS) o ancor più come nel caso dell’ ATC dell’ Isola d’ Elba, dove la preapertura non si è svolta sull’intero territorio a caccia programmata.

Di seguito in allegato la richiesta scaricabile:

CALENDARIO VENATORIO: LA REGIONE TOSCANA GETTA LA SPUGNA…!

E così, dopo quasi un mese dall’ Ordinanza del Consiglio di Stato sul Calendario Venatorio Toscano, l’ Assessorato e la maggioranza di governo della Regione hanno “gettato la spugna”. Con un comunicato laconico e notarile, ieri sera sembra essersi conclusa una fase nella quale, come da noi più volte sostenuto, la Regione Toscana avrebbe potuto e dovuto superare gli esiti di questa ingiustificabile sentenza con il coraggio e l’autorevolezza che le compete. A noi e a tutti i cacciatori non bastano certo gli attestati di solidarietà che l’ Assessore si è sentito in dovere di rappresentare, ne tantomeno saremo disposti ad assistere al solito “scaricabarile” sulle responsabilità. Non vi è dubbio che la sospensiva e la chiusura anticipata alle specie (Beccaccia, Colombaccio, Merlo, Corvidi e Anatidi) non è frutto di una volontà della Regione Toscana; ciò non toglie però il fatto che in questo lungo lasso di tempo la stessa non abbia fatto quanto necessario per giungere ad una soluzione positiva del problema.
Il mancato parere dell’ Ispra non può essere considerato il “parafulmine” della situazione, ne è possibile accettare le motivazioni di un diniego e di una mancanza da parte di un organo dello Stato e del Ministero, che per legge deve fornire pareri, che si è pensato di superare maldestramente con una tardiva, quanto inutile riunione organizzata a tempo scaduto. Il parere Ispra in realtà era già in precedenza stato fornito per la stesura del Calendario Venatorio. Un parere che non è stato intaccato dall’ ordinanza del Consiglio di Stato e che sarebbe stato nuovamente necessario solo per motivare una eventuale estensione dei tempi di caccia al 10 di febbraio;  non per riconfermare i tempi stabiliti dal Calendario.
E così, anziché procedere speditamente per l’approvazione di una Delibera risolutiva o su una eventuale modifica di Legge, si è continuato a proseguire su una strada senza sfondo.

Le scelte possibili da intraprendere sotto il profilo legislativo ed amministrativo erano e rimangono la via maestra che purtroppo non è stata perseguita. 
Per questo, ci troviamo costretti a dover registrare una grave sconfitta non solo per i cacciatori, ma soprattutto per la politica e la credibilità di tanti suoi esponenti. Una ferita che può essere risanata solamente con il coraggio e con gli atti necessari che anche oggi, qualora si volesse, il Consiglio Regionale potrebbe intraprendere. Inoltre, rimangono da chiarire gli effetti che si determineranno per la caccia nelle ZPS ed in altre aree dove non si è svolta la preapertura. Una precisazione urgente quanto inderogabile che la Confederazione Cacciatori Toscani torna a chiedere con forza alla Regione al fine di tutelare i cacciatori che svolgono l’attività venatoria in tali zone.
Per quanto ci riguarda, continueremo a resistere e rafforzare la battaglia futura sia nelle sedi di giudizio (TAR), sia per le proposte che dovremo formulare per il prossimo Calendario Venatorio, consapevoli che lo strappo che si è venuto a creare con la politica e la credibilità delle Istituzioni, caratterizzerà il nostro futuro atteggiamento. 
Lo “schiaffo” ricevuto dai cacciatori, non prevede che si porga l’altra guancia. 
Ad ognuno le proprie responsabilità!

CALENDARIO VENATORIO: LA REGIONE “PUO’ E DEVE”!


Gli argomenti emersi al Tavolo promosso dal Presidente Enrico Rossi riguardante la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra la Regione, gli ATC e le Associazioni e categorie interessate, per riaffermare lo strumento della  concertazione hanno visto una sostanziale condivisione da parte della Confederazione Cacciatori Toscani.
La strada intrapresa – dichiara Marco Romagnoli – e soprattutto l’accoglimento di alcune fondamentali osservazioni che la CCT ha presentato in ordine sia al protocollo d’ intesa che alle proposte di deliberazione sul funzionamento degli ATC, consentiranno di sviluppare un lavoro comune finalizzato al superamento delle principali criticità oltreché supportare, anche attraverso i contributi tecnico – scientifici  le future strategie sulla gestione del territorio e sul nuovo Piano Faunistico regionale.
Nessuna sostanziale novità è però emersa per quanto concerne il Calendario Venatorio e la necessità di approvare un atto deliberativo d’urgenza per superare la fase di sospensiva sulla caccia ad alcune specie (Colombaccio, Corvidi, Anatidi, e Beccaccia) a seguito della sentenza del Consiglio di Stato. A tal riguardo l’ Assessore Remaschi ha informato che il prossimo lunedì 14 gennaio si terrà a Roma un incontro di merito tra gli Uffici Regionali ed Ispra.
La Confederazione Cacciatori Toscani esprime la sua più totale insoddisfazione sui tempi ed i modi con i quali questa grottesca situazione si sta trascinando. La Regione Toscana “può e deve” rispondere ai cacciatori riaffermando nel contempo le proprie competenze e prerogative sulla materia. Non è più possibile assistere a questo continuo rimpallo di responsabilità.
Come già sostenuto in queste settimane, la politica e le forze di governo in primis, hanno il dovere di agire con chiarezza e senza tergiversamenti ed incertezze. Il tempo è ora!

IL TEMPO STA PER SCADERE...!


La sospensiva del Consiglio di Stato sul Calendario venatorio della Regione Toscana, continua a generare malumori, proteste e forte incertezza nei cacciatori. La Confederazione Cacciatori Toscani è impegnata in queste ore e lo sarà anche domani nel Tavolo di concertazione convocato dal Presidente Rossi, a sviluppare il massimo sforzo affinché la politica, le forze di maggioranza e minoranza, e la Giunta Regionale, sappiano cogliere l’opportunità per riaffermare con coraggio, le proprie prerogative istituzionali e con esse la certezza del Diritto per migliaia di onesti cittadini. La battaglia ad ampio raggio innescata dal mondo animalista ed ambientalista sui Calendari venatori, si caratterizza non solo come un attacco alla caccia, ma anche e soprattutto come un tentativo di natura centralista finalizzato a superare le prerogative istituzionali delle regioni per consegnare nelle mani dello Stato (vedi Ministero dell’ Ambiente ed Ispra), un potere esclusivo e decisionale su questa ed altre materie. Ecco perché un atto approvato dalla Giunta Regionale Toscana finalizzato al superamento di questa iniqua sospensiva del Consiglio di Stato che ristabilisca i limiti temporali del calendario e la caccia alle specie interessate (Colombaccio, Corvidi, Anatidi e Beccaccia) rappresenterebbe non solo una risposta verso i cacciatori, ma anche un segnale preciso e coraggioso di carattere politico contro questa impostazione. Non c’ è alcun dubbio che anche per il mondo venatorio si aprono “fronti nuovi” sul quale sviluppare politiche lungimiranti e dare battaglia per garantire un futuro alla nostra passione. Si stanno materializzando all’orizzonte sfide e pericoli che sembra si continui a non vedere; manca una analisi affinché il mondo venatorio possa svolgere un ruolo da protagonista nella profonda trasformazione politico-istituzionale che attraversa il paese. La battaglia sulle autonomie e sul ruolo delle Regioni sicuramente può rappresentare uno dei punti chiave per il futuro della nostra attività. Il fronte aperto in Veneto e Lombardia che sta coinvolgendo alcune realtà territoriali del centro Italia pone obiettivi strategicamente forti sui quali anche il nostro mondo può dare un importante contributo. La richiesta di trasferire in capo alle Regioni ed ai territori competenze importanti come l’ Agricoltura, Istruzione, Tutela dell’ Ambiente, del Sistema Tributario e non solo, rappresenterà in futuro un potenziale punto di forza per sconfiggere l’incursione e il presidio del mondo ambientalista ed animalista nei ministeri chiave ed in Parlamento.
Questa non è che una delle ragioni per le quali occorrerebbe ricreare un pensiero forte, sul quale ricompattare unitariamente il nostro mondo ormai diviso e smarrito. Si palesano infatti, altri pericoli imminenti, sui quali da mesi si stanno giocando le sorti della caccia ed il nostro futuro di cacciatori.
La discussione in Parlamento sulla riforma dell’ art. 71 della Costituzione e con essa l’introduzione del Referendum propositivi ( e non più solo abrogativi), pone le basi per generare un potente strumento nelle mani di alcuni da usare come fendente contro le minoranze poco popolari come quelle dei cacciatori, ma anche degli allevatori, dei pescatori e di chi sviluppando economia e tradizione si lega alla ruralità. Non è un caso, che la Confederazione cacciatori Toscani abbia avvertito, sin dalla sua nascita, l’esigenza di giungere ad una radicale trasformazione di un mondo venatorio e di un associazionismo di categoria che in assenza di una profonda autoriforma, è destinato a non reggere l’urto delle sfide epocali che ha di fronte. 
L’unità è pertanto la nuova dimensione della rappresentanza e dei legittimi interessi dei cacciatori, non uno  strumento di difesa di un mondo vecchio e nostalgico. L’unità è un investimento necessario per garantire un futuro, liberare le energie, mettere avanti innovazione e preparazione dei nuovi gruppi dirigenti e stare alla testa del confronto e delle sfide per non rassegnarci al fato!

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